cosa stiamo facendo?

“Senza che gli altri ne sappiano niente, dimmi senza un programma dimmi come ci si sente” dice De André Fabrizio in una delle più belle canzoni d’amore mai scritte.

Avevamo un programma, ma non lo rispetteremo. Già di per sé, i nostri, sono sempre stati subordinati a tutta una serie di infinite ammende, consegne, assenze, raccolta delle ulive, figli da veder nascere, e altre minutaglie. Ora che viviamo in questa immensa pausa, come orchestrali attenti a cui è chiesto di non suonare – questo i musicisti bravi lo sanno fare bene – la novità grande è che non si sa quando potremo suonare di nuovo. Guardiamo il nostro direttore invisibile e non ci crediamo che sia così lungo questo silenzio e sì, neanche John Cage avrebbe potuto scrivere questa partitura. Ma siamo in concerto non si può chiedere notizie, siamo lì per suonare che adesso vuol dire fare silenzio. Ci sarà un segno, un gesto, un movimento che ci condurrà alla ripartenza.

Sarà in levare, mi immagino, perché questa penitenziale pestilenza si diffonde su un diritto all’opulenza e su molte cattive abitudini che riteniamo legittime, e perché siamo stati in grado di aggregarle così brillantemente su questa discesa senza curve che fino a qualche giorno fa pensavamo fosse la nostra preservata esistenza. Di esempi se ne possono fare tanti ma ne faccio uno semplice che in questi giorni mi è tornato in mente più di una volta e di fatto mi sento legittimato a farlo perché è di ordine musicale e perché è di natura banale.

Mi ricordo che ai nostri concerti, ma ache a concerti immensamente più importanti, dove la gente paga dei biglietti che non ha senso pagare, uno su tutti i Radiohead a Firenze o anche i Cigarettes after sex a Ferrara, ma la lista potrebbe essere teoricamente infinita, ho visto persone che stavano col loro cellulare invece di ascoltare e guardare il concerto dove erano giunte. Avevano fatto chilometri, lasciato altre persone a casa, corso rischi, ed erano lì col loro smartphone a perdersi in presenza quel concerto. Ora, non del tutto, non per tutti ma come è stato possibile che solo qualcuno potesse giungere a questo livello di distrazione? Ok, c’è sempre stato il tipo che del concerto dei Greateful Dead si ricorda solo la fossa dove è finito insieme a quella sua amica di cui non ricorda più il nome, e vabbene così per carità anzi vabbene vabbene, ma questo non vuol dire che non dobbiamo, con grande onestà riconoscere che viviamo, o magari abbiamo vissuto immaginando che ci sarebbe stata sempre un’altra occasione, che avremmo potuto avere anche di più e che tutto questo era a nostra personale disposizione. Non è così ed è evidente.

Per i nostri programmi ne riparliamo un’altra volta.

29
Mar
2020

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